Cryptocurrency, le originali

di Claudio Parrini

Un aspetto del quale viene data per scontata la sua chiarezza e che invece talvolta genera confusione e equivocità, a chi ancora non è addentro alla questione, è la differenza sostanziale che c’è tra moneta digitale e cryptocurrency o criptovaluta. La prima trattasi di un sistema monetario di natura pubblica con controlli istituzionali a contabilità centralizzata, che perfeziona l’attuale meccanismo dei pagamenti: si tratta dell’Usd Coin (Usdc) americano, lo Yuan digitale cinese, il britannico Cbdc o il Rublo e l’Euro digitali; la criptovaluta invece è un sistema di pagamenti decentralizzato, che innova radicalmente quello in atto: parliamo quindi del Bitcoin e fratelli. Ora, la sovranità di un paese si costruisce su dei pilastri fondamentali uno dei quali è la moneta; nessuna nazione ha delegato la propria politica monetaria ad un altra potenza. Ci può essere una concorrenza monetaria parallela o un insieme di pagamenti extra corso legale del tutto esente da vigilanza, trasparenza e tutela come le cryptocurrency, ma è impossibile che uno stato deleghi ad un altro stato la propria sovranità monetaria, economica e politica o d’altro canto si affidi al potere degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale di aziende tecnologiche private.

Proprio per non dipendere dagli Stati e dalle banche centrali nasce la criptovaluta primigenia Bitcoin, e al momento non esiste nessun controllo e quadro giuridico, tranne che per pochi paesi come la Svizzera o il Giappone. Non esistono banche centrali che hanno nelle loro riserve valutarie criptovalute e ovvio sconsigliano il loro uso, dichiarando (anche sostenute dalla voce di autorevoli rappresentanti istituzionali ed esponenti della politica internazionale e della finanza mondiale) la pericolosità dell’elevato rischio di investimento, e ripetendo a tambur battente che le criptovalute vengono utilizzate per il riciclaggio del denaro sporco derivante dal traffico di droga e di armi. Dall’altra parte c’è chi da tempo, come l’imprenditore visionario Elon Musk tra alti e bassi, pro e contro, a suon di meme e tweet, nei suoi investimenti, produzioni e affari fa il bello e cattivo tempo del Bitcoin e in particolare del Dogecoin; le case d’aste punte di diamante Christie’s e Sotheby’s hanno iniziato a trattare nelle loro battute opere NFTs di noti artisti digitali, e le azioni di Coinbase, la più grande società di scambio di asset digitali al mondo, dove si effettua la compravendita e il deposito di cryptocurrency, viene quotata al Nasdaq.

Ma come si “maneggiano” le criptovalute? Si comincia con il creare un portafoglio elettronico, o wallet, che non è altro che una coppia di chiavi che implementano la firma digitale, usata appunto per firmare le transazioni. Ci sono tanti siti web che promettono di gestire i vostri wallet per facilitarvi, ma visto che sono ovviamente servizi web centralizzati, con il concetto di blockchain si ha un ossimoro(consigliamo quindi di tenere i vostri wallet sui vostri computer). Poi si decide se fare acquisti nei siti o nei luoghi fisici che accettano criptovalute, oppure fare trading: aprire e chiudere posizioni, al rialzo o al ribasso, guadagnando o perdendo, altrimenti tenerli in cassaforte come si fa con l’oro e le pietre preziose.

Foto: Alesia Kozik da Pexel

© NftLife (riproduzione riservata)

Per una genealogia dell’arte degli NFTs

di Claudio Parrini

Il denaro ha un’enorme importanza nella storia dell’arte. Esso agisce sull’opera non solo in quanto c’è chi intende investircelo, ma anche per porlo in relazione ai particolari criteri di autenticità della stessa. Guardando all’arte digitale, la “software art” degli anni ‘60 poi la “net art” degli anni ‘90, che avevano determinati modelli: la prima attinente al rapporto uomo-linguaggio-macchina e alla natura del calcolo informatico, la seconda seguendo i generi compartecipativi e comunitari della rete, possiamo ritenere che la cryptoarte ha un rapporto vitale e statutario tra arte e denaro, tra arte e finanza. L’artista che ha fuso, in modo da farne una poetica tutta personale, la valuta monetaria e la creazione artistica è stato Andy Warhol. Alla fine degli anni Cinquanta e Sessanta del 20° secolo Warhol, padre della Pop Art americana, articola tutti quei materiali e beni di consumo di massa, immagini popolari dei media tradizionali, per farne uno suo “marchio” cercando di promuoverlo e venderne i suoi prodotti ad un pubblico più vasto possibile. Come nella cryptoarte l’artista si pone in prima linea sul mercato, per arrivare, attraverso gli strumenti tipici del business finanziario, a realizzare una logica distributiva del tutto autoriale, capillare ed estesa al massimo.

Uno degli elementi cardine attorno al quale ruota la cryptoarte, del “modello” qui preso in esame, è il certificato: un token che notifica in maniera inconfondibile a chi appartiene l’opera, attestante l’atto di compravendita, diretta con moneta digitale ether. Marcel Duchamp nel 1944 assume un notaio di New York per far iscrivere una dichiarazione di autenticità sul suo “readymade rettificato” L.H.O.O.Q. del 1919: rappresentato da una stampa fotografica della Gioconda di Leonardo, con l’aggiunta di baffi e pizzetto. Il notaio ha autenticato il lavoro più di due decenni dopo che era stato inizialmente prodotto, dichiarando che era il “ready-made” originale. Questa è stata una mossa legale “astuta” che, convalidando la garanzia di autenticità dell’immagine, avrebbe fatto sicuramente aumentare il suo prezzo di vendita. Ma questo atto ha anche messo in discussione la definizione di ‘opera d’arte’, dal momento che il valore dell’oggetto è stato iscritto e convalidato tramite una procedura burocratica, piuttosto che attraverso una indagine e analisi, diciamo, della “mano” dell’artista o dello stile di marcatura del pennello o della penna. Tuttavia, questo esempio mette in luce la funzione centrale che sia l’autenticità e la provenienza (la storia della proprietà) giocano nella nozione di valore artistico in arte e quanto questi fattori siano stati, e sono tuttora, importanti. Un decisivo passaggio nella storia dell’arte riguardo alla parte contrattuale di un opera avviene con l’arte concettuale; prima Joseph Kosuth nel 1965 con l’opera una e tre sedie, a seguire poco dopo nel 1967 Sol LeWitt in un testo Paragraphs on Conceptual Art, dichiarano e teorizzano che l’arte può esimersi dalla forma, dall’oggetto, dalla materia e dalla unicità della sua “lavorazione”, per dare assoluta preminenza e primato al suo concetto, all’idea e alle decisioni mentali dell’artista. La frase che a noi qui interessa, circa l’arte concettuale, viene espressa in un articolo nel 1968 sulla rivista Art International da due critici Lucy Lippard e John Chandler, quando si esprimono in termini “di smaterializzazione dell’arte e di opera dematerializzata”. Un’opera quindi svincolata dalla sua forma, come il caso degli NFTs, può essere creata e fruita lontana dalle principali centrali dell’arte (grandi città, manifestazioni e fiere), facilmente comunicata e iper-trasportata, decentralizzandola dai principali mercati e istituzioni convenzionali.

All’inizio degli anni Sessanta, gli artisti concettuali iniziarono ad abbracciare il linguaggio legale e amministrativo come sostituto del contenuto visivo tradizionale. Questi artisti furono affascinati da forme e procedure burocratiche e il contratto divenne uno strumento efficace per esplorare ed esprimere nuove definizioni e paradigmi dell’arte. Un protagonista della critica alle istituzioni, delle indagini tra le connessioni denaro, arte, potere e politica è l’artista Hans Haacke che in numerose sue opere ha “risolto”, svelato e mediato tali rapporti e intrecci . N.E. Thing, Co. di Vancouver, Canada, opera d’arte collettiva intesa come veicolo e asset economico creata nel 1966 da Lain e Ingrid Baxter ad esempio, si è legalmente registrata come società per concentrarsi, in modo auto-riflessivo, sulla natura amministrativa e legale della loro pratica artistica. Per molti aspetti, queste poetiche concettuali sono simili all’arte crittografica in esame; usando materiali e mezzi non feticistici e svuotati da una certa aurea come: scritti su carta, fotografie, dichiarazioni, comunicati stampa, spartiti, descrizioni, contratti si allineano in parallelo con le produzioni e gli elaborati digitali, formalmente abbastanza semplici, diretti e “leggeri”, dando predominanza talvolta più al fatto che un’immagine venga trasmessa virtualmente, che a ciò che l’immagine stessa rappresenta. È importante sottolineare, tuttavia, che l’arte crittografica emula essenzialmente allo stesso tempo e forse con una certa contradditorietà e aporia, attraverso il meccanismo della crittografia, il criterio modernista (del primo Novecento e di alcune prime Avanguardie Storiche) dell’opera d’arte unica, rara e originale. Riguardo alla posizione non monocentrica ed “estesa”, invece purtroppo molto spesso autocefala, del ruolo e della produzione dell’artista, così come è oggi nella blockchain – e se vogliamo non solo sulla categoria arte ma anche nei collezionabili: tipo figurine, serie di personaggi, sport, cartoni animati, e quant’altro – , prima il compositore statunitense John Cage nel 1951 con la composizione di musica aleatoria Music of Change e in seguito con i suoi famosi happening, poi l’artista tedesco Joseph Beuys con l’opera del 1972 La rivoluzione siamo noi ampliano decisamente la possibilità dello statuto di colui (coloro) che realizza un opera: da uno a tanti, e la declinazione collettiva, sociale e antropologica della creatività diffusa le permette di assurgere a dignità d’arte.

Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q. , 1919, ready-made rettificato, carta cm 19,7×12,4

© NftLife (riproduzione riservata)

Un marketplace NFT italiano

Qui su NftLife si parla di cryptoarte intesa come quell’arte digitale in stretto legame e interdipendenza con la tecnologia del blockchain; arte creata e certificata con oggetti digitali dal nome di NFT, scambiata tramite le criptovalute, nello specifico ETH (Ether). Altre esperienze e fatti che concernono la cryptoarte al di fuori di questa modalità e cifre stilistiche (ad es. la bassa qualità del file, l’estesa stringa alfanumerica del token, i forti contrasti dei colori RGB, il moto rotatorio adoperato), non sono presi in esame.

L’artista realizza l’opera, come pezzo unico o in edizione limitata, il cui proprietario è certificato da un token generato mediante uno smart contract. Una volta creata, l’opera inizia a vivere immortalmente nella Blockchain diventando a tutti gli effetti un asset immateriale che può essere, con sicurezza totale e in modalità peer-to-peer messa sul mercato senza l’intervento di parti esterne nella compravendita. Il mercato si svolge in piattaforme dedicate come Superrare.com e Niftygallery.com verticali e selettive, Rarible.com e Foundation.app più aperte e facili all’inserimento dei profili degli artisti con le loro creazioni, Opensea.io dal carattere generalista dove vengono proposti più “oggetti” collezionabili, Makersplace.com ad accesso solo su invito – e diverse altre ancora con diverse caratteristiche, NftLife che sarà a presto la prima piattaforma del genere italiana. Questi marketplace espongono gli NFTs lanciati in formato asta o ‘compralo subito’: immagini statiche o animate (.gif o video .mp4) sia realizzate con software ideale e adatto come Processing, con il sistema creativo GAN(Agenerative Adversarial Network), oppure provenienti da fonti esterne: fotocamere digitali, smartphone, webcam e scanner, o analogiche tipo la vecchia macchina fotografica o Polaroid, disegni e dipinti, poi acquisite e rielaborate con software per dare alle immagini movimento e altre manipolazioni.

NftLife nasce come primo marketplace nft italiano dedicato all’arte. Noi sentivamo questa necessità di creare questo luogo e lo stiamo facendo. Voi cosa ne pensate del nostro progetto? Ogni riflessione è gradita nei commenti.

Foto credits: pixabay.com

Introduzione agli NFT

Per arrivare alla definizione degli NFT è necessario passare da due concetti fondamentali: quello di blockchain e di fungibilità.

Blockchain

Il Blockchain è una tecnologia che permette di gestire oggetti digitali in maniera completamente decentralizzata. Prendiamo ad esempio una moneta digitale che utilizza questa tecnologia: per spedire questa moneta, le persone non devono fare affidamento sul governo, su una banca o su qualsiasi cosa soggetta all’errore umano, ma basterà “firmare” la transazione che vogliamo inviare (questa diventerà un blocco della Blockchain) e aspettare che questa venga convalidata da uno dei tanti miner, che costituiscono il motore della Blockchain. Tutti mantengono una copia personale e aggiornata dello stato della Blockchain, questo è il motivo per cui un’autorità centrale non è necessaria. La sicurezza di questo sistema è garantito dall’uso di algoritmi di crittografia che, contrariamente ad una credenza popolare, non vengono usati per cifrare le transazioni o per “nascondere” l’attività degli account, ma sono utilizzati per la firma digitale e per rendere la modifica di un blocco della blockchain molto impegnativo, quasi impossibile con l’aggiunta di altri blocchi. Questi algoritmi non verranno discussi in questo articolo per brevità.

Fungibilità

La fungibilità è la capacità di un oggetto di essere scambiato con un altro oggetto del suo stesso tipo. Qesto significa che gli oggetti fungibili non hanno delle proprietà uniche, infatti ci riferiamo ad essi con le quantità, non con degli identificativi (es. scambio 3 banconote da €10 con 15 monete da €2).

Quindi, quando parliamo di un oggetto non fungibile, ci stiamo riferendo a qualcosa di unico come la nostra casa o il dito medio di Galileo Galilei. Questi oggetti non fungibili vengono chiamati “rari”. Ma visto che andremo a parlare di oggetti digitali, una domanda sorge spontanea: come faccio a rendere un oggetto digitale “raro”? Come è possibile avere qualcosa di “unico” se poi questo può essere replicato come un file?

Questa condizione di “rarità” non viene creata su un solo computer (altrimenti questo potrebbe fare copia/incolla e la condizione verrebbe infranta facilmente), ma sul Blockchain.

Proprio così! Nel network della blockchain tutti sanno tutto di tutti, quindi il proprietario di un oggetto non fungibile è univocamente riconosciuto da ogni utente nel network. Inoltre solo il proprietario può decidere di inviare l’oggetto a qualcun altro, per questo motivo il propietario ha pieno controllo sull’oggetto.

Not Fungible Tokens

Per “token” si intende la rappresentazione dell’oggetto digitale nella Blockchain. Quanti token hai? Di chi è questo token? Le risposte a queste domande non stanno in un solo computer(come già preannunciato), ma stanno in ogni nodo del network.

Questo esempio molto semplificato serve per intuire che tipo di informazioni possiamo ricavare da ogni nodo(i blocchi vengono aggiunti in cima, quindi si legge dal basso!):

daatoken id
GiovanniFabio0201
MarcoGiovanni0201
0000000000000Marco0201

Nell’esempio l’NFT con identificativo 0201 viene creato da Marco, ma l’attuale proprietario è chiaramente Fabio.

Questo è tutto quello che c’è da sapere! Se vi sembra troppo semplice per essere vero o avete qualche dubbio, non esitate a scrivere nei commenti.

Il progetto è iniziato!

NftLife.it affidandosi alla tecnologia blockchain di Ethereum e la crittografia, è dedicato al mondo dell’arte/NFT (Non Fungible Token). NftLife.it è un marketplace dove si trattano le opere di cryptoarte – l’arte digitale esiste da molto tempo, ma da poco fatta così – realizzate sotto forma di NTF. La compravendita, in tutti i settori e ambiti delle nostra vita sociale, è un atto comunicativo primario che mette in relazione i diversi aspetti: economico, giuridico, psicologico, morale, politico. NftLife.it ha l’obiettivo di creare un luogo di scambio, e di essere un punto di osservazione, degli NFTs costituenti opere d’arte. I protagonisti di NftLife.it sono gli artisti, che potranno vendere direttamente da pari a pari le proprie opere; i collezionisti che avranno la possibilità di esporre la propria raccolta e confrontarsi con il pubblico appassionato all’arte; le gallerie e i dealer, che come intermediari proporranno i propri artisti sul mercato. Sarà presente una ricca sezione di media: news, articoli, social, video e immagini, comunicati stampa di mostre, eventi, fiere, conferenze, che raccontano la vita dell’arte e degli NFTs attraverso la voce stessa degli utenti.